«Non essere assoluta», «Ma neanche relativa».

L’innata capacità di (sembrare di) prendere poco sul serio qualsivoglia conversazione ti porterà ad imbatterti nel più disparato genere di conversazioni. Alcune ti annoieranno, altre pure. Quasi nessuna ti sconvolgerà, compresa la distanza tra irritante e destabilizzante. Alcune nell’annoiarti ti sveleranno che sei una persona più (s)formata di quanto non ricordassi. Che la noia non ti preclude (ancora) il fastidio. Che il cinismo-di-ritorno non t’impedisce (ancora) di ridimensionare il concetto di realtà di fronte a chi naviga a vista in perpetuo stato egoticoallucinatorio. Che le persone sono persone e gli oggetti sono oggetti e non li puoi scambiare come quando bluffavi (con invereconda sicurezza) a nomi cose e città. Avevi 12 anni. Ora che hai imparato a non essere assoluta, puoi scegliere di essere relativa senza fingere di essere assolutoria.

Annunci
Pubblicato in conversazioni da assente | Contrassegnato , | Lascia un commento

Fino a qui tutto bene.

Ho fissato così tanti appuntamenti col ponte che finirò per buttarmi nel Naviglio Pavese, ingoiare abbastanza (poca) acqua da farmi venire un inizio di leptospirosi e prendere una frecciarossa superfast per andare ad affogarmi nel Tevere dopo un triplo carpiato da Ponte Milvio. Arriverei volentieri a Brooklyn, ma temo che 9 ore di volo con l’ex inizio di leptospirosi possano rivelarsi letali. E morire su un aereo american airlines coi poggiatesta pieghevoli è così poco cinematografico.

Pubblicato in (non) è un romanzo a puntate | Contrassegnato | Lascia un commento

Quella volta che svenni alle Colonne e non ero ubriaca.

Non sono mai svenuta ubriaca alle Colonne. In realtà non sono mai svenuta perché ubriaca. L’ultima volta che ho violentemente toccato terra provocando una scossa di 3.5 magnitudo Richter da cui quella crepa nel muro della cucina, non dormivo solo da una decina di giorni per cui avrei potuto agevolmente disquisire di qualsivoglia argomento potessero mai parlare i frequentatori abituali delle Colonne al sabato pomeriggio. Il problema è che oggi pomeriggio non avevo alcuna voglia di parlare di alcunché, per cui mi sono messa ineditamente in cuffia a un volume da cuffia. Prima di sbattere poco aggraziatamente al suolo congiungendomi idealmente al popolo delle Colonne che mi ha mirabilmente ignorata nonostante il tonfo perché troppo avvezzo a simili manifestazioni della propria presenza, avevo annotato nella memoria a breve termine un paio di cose. Ho sbattuto la testa, per cui è plausibile che domani non le ricordi, e non avendo nessun Adam Sandler che mi farà un video per ragguagliarmi sulla mia esistenza – anche se data la confluenza di eventi favolosi e irripetibili basterebbe un aggiornamento bimestrale per tenere il conto delle bollette – me le segno.

1) L’educazione è questione discussa e discutibile, ma è indiscutibile la follia omicida dei genitori ambientalisti-salutisti-integralisti. Li ho incrociati in piazza 24 maggio. Hanno solo due figlie (perché evidentemente tre inquinano) in età prescolare, e probabilmente le mandano all’asilo a piedi perché «No, non prendiamo il tram: il tram inquina. La mamma ti ha già spiegato che il tram inquina. Camminare fa bene. Più cammini e più ti rendi conto che fa bene. Più smetti di lamentarti e più ti accorgi che siamo quasi arrivati. Più siamo quasi arrivati e più ti accorgi che hai voglia di camminare ancora. Perché CAMMINARE FA BENE. e IL TRAM INQUINA». Sfortunatamente io e le due bambine bionde coi codini tenuti su da elastici biodegradabili al mais ricavati dalle buste semitrasparenti e totopuzzolenti del supermercato ci passiamo due generazioni: quando avranno imparato a prendere il tram io sarò morta per l’inquinamento da me incautamente provocato.

2) Il senso del gusto è cosa discussa e discutibile, ma è indiscutibile il (mio) senso del ridicolo. Lui, un emulo di Jared Leto coi pantaloni di pelle formato costume da bagno formato grezzo, i capelli più visibilmente bicolore e un inspiegabile abbinamento calzettone nero & stivale alto in coccodrillo. Lei, Uma Thurman che fa Poison Ivy, coi capelli più ricci, gli occhi più storti, un inspiegabile accento franShese perché fa più chic sebbene abbia il rossetto rosso smaltato spalmato sui denti. Sparlano con anima e convinzione di gggente vestita MALE. «Fenomeni da baraccone, robe da circo, lui dovrebbe intervenire su quegli zigomi, lo fanno sembrare troppppppo americano per qualsiasi videoclip». Come se Madame Medusa di Bianca & Bernie e un qualsiasi parente magro di Ozzy Osbourne si presentassero da Brad Pitt suggerendogli la chirurgia estetica perché «quegli zigomi, sono così ANNI NOVANTA».

Pubblicato in (non) è un romanzo a puntate | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

L’indiscutibile superiorità delle francesi

Io questo video l’ho guardato senza audio. Poi mi sono messa in cuffia (tutto sommato, mi stavo documentando). Quindi ho cercato un link al testo (tutto sommato, avevo capito che si parlava di una che aspetta uno e la cosa mi sembrava degna di approfondimento). Tanto più ché le uniche parole che afferravo distintamente erano temps e cigarettes: la condensed version della tag cloud della mia volta celeste.

Alle francesi bastano un raggio di sole e una vasca da bagno per la consacrazione iconografica. Eppure la mia adorazione è partecipazione.

Le temps prend tout son temps
Et moi je perds le mien
Je m’invente des jeux enfantins
Je fais peu avec rien
Le temps prend du bon temps
Et je m’ennuie avec le mien
Je m’invente des jeux qui ne valent rien
Je fais peu mais je fais bien

Mélanie Laurent, la colonna sonora della mia notte che non è più più lunga dei vostri giorni.

Pubblicato in conversazioni da assente | Contrassegnato , , | Lascia un commento

La sospensione dell’incredulità (leggi anche: ma anche no)

Passi che in Thor pronuncia 7 battute in croce e 5 sono bisillabi e 2 monosillabi (mmm/wow). Passi che tutte vorrebbero essere Natalie Portman perché è figa e formato tascabile indi le vanno tutti i vestiti delle bancarelle cinesi, perché è in qualsiasi film in qualsiasi cinema del mondo indi può permettersi più vestiti delle bancarelle cinesi di qualsiasi figa formato tascabile con la partita iva, o semplicemente perché è molto incinta e molto sorridente e sinceramente non colgo il nesso causa-effetto tra le due situazioni, o molto più semplicemente perché ha fatto Hotel Chevalier.

Epperò io vorrei essere Kat Dennings.

Una che si è sentita ignored for long enough, e viene spontaneo chiedersi se camminasse avvolta nel sacco nero dell’umido, si fermasse ai semafori alla guida di auto coi vetri oscurati, si nascondesse dietro il giornale mentre ordinava caffè e pancakes.

Pubblicato in non lo so ma me l'immagino | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

DellAmore DellaMorte & DeiCrostacei (leggi anche: potendo scegliere, sceglierei ancora La Favola, quella della Tv).

Stanis LaRochelle direbbe che sono “troppo italiana”, ma giuro che se si fossero sposati Belén e Corona avrei acquistato, collegato e programmato il videoregistratore. Questi inglesi non hanno mai avuto un particolare appeal sulla mia persona, per cui mi sono limitata a guardare distrattamente le foto del matrimonio reale. E (non) ho scelto di proposito una veduta dall’alto (tra parentesi: il principe, fresco di studi in geografia, saprebbe forse dirmi se sulla sua testa si estende una steppa o una tundra, io so solo che entrambe sono caratterizzate dalla mancanza di alberi).

Come mia madre non si stanca di ripetere, una laurea al giorno d’oggi è indispensabile, e Kate ha studiato dieci anni il business della moda per indossare l’abito di Grace Kelly senza i bottoncini sul collo e rinunciare ai crostacei. Poteva limitarsi anche lei a guardare distrattamente le foto dei matrimoni reali. Questa storia dei crostacei l’ho sentita stanotte durante qualche approfondimento sul tema. Inizialmente ho pensato alle potenzialità allergizzanti dei gamberetti, poi mi hanno detto che è una precauzione contro l’avvelenamento. Perché le bistecche sono ritenute sicure? E quindi: Kate non potrà più cenare fuori? Non potrà più bere l’acqua del rubinetto? Farà la doccia con una maschera antigas? La gente continua a scrivere cattiverie sul suo vestito ma nessuno sembra considerare che ‘sta povera ragazza dovrà masticare abbastanza in fretta da saziarsi prima che la regina abbia posato la forchetta. Carrie Bradshaw alle prime nozze aveva un abito e una faccia ben più eloquenti, eppure si son limitati a dire che il copricapo piumato era di Vivienne Westwood. 

Oltretutto stava per sposare Mr Big, che all’alba del secondo film sarebbe stato così liftato da sembrare il principe William ai tempi dell’high school con più alberi in testa.

Pubblicato in scottante attualità televisiva | Contrassegnato , | Lascia un commento

Statistica. No, non l’esame.

Nelle ultime 24 ore due persone sono giunte su questo blog googlando l’espressione “intellettualmente stimolante”. Il mio preferito resta quello/a che cercava “controfigura violante placido film porno” – però tuttora non ho ben capito il nesso tra le parole -, anche se le mie statistiche settimanali riportano che “guia soncini” è il binomio più digitato che conduca qua. A tal proposito, il blog della Soncini è quello che compare per primo, e pure per secondo, e per terzo eccetera – e giuro che io non riesco ad arrivare qua da là. E insomma, ringrazio colui che mi ha dato della “Soncini simpatica” – tempo d’osservazione 30 minuti, il binomio me & simpatica regge per un’ora al massimo, se ho mal di gola – per l’incremento di popolarità di questo blog che sì, è probabilmente più simpatico del suo (…) Tornando all’espressione “intellettualmente stimolante”, ci tengo a esprimere tutta la mia solidarietà per i naviganti che hanno cliccato qui – evidentemente dopo aver letto il responso di Yahoo Answers (se scrivo Yahoo Answers quadruplico le visite potenziali) – e mi dissocio da Yahoo Answers (così l’ho scritto TRE volte), che resta però la mia più grande risorsa per l’autodiagnosi di patologie diffuse nella foresta tropicale. Mi compiaccio del fatto che “intellettualmente stimolante” sia abusato dal web quasi quanto lo è dalla mia persona. E chiudo con una citazione che non ha trovato spazio su supporto cartaceo per inconsueta compostezza dell’intervistatrice. «Arrivi a un punto in cui vorresti scoparti la testa di una donna». Mi diverte l’idea che qualcuno, in un futuro remoto, possa imbattercisi googlando “intellettualmente stimolante”.

Pubblicato in lo so e (non) ne voglio (più) parlare | Contrassegnato , , , | 3 commenti

Le mie notti sono più lunghe dei vostri giorni

Personaggi di finzione che avrei voluto essere la settimana prima dell’esame:

* Lucy di 50 volte il primo bacio, perché la sua memoria a breve termine si resetta ogni volta che si addormenta, e mi pare un’ottima scusa per non presentarsi all’appello di una materia che va studiata per 2 mesi.

* Spencer Reid di Criminal Minds, perché ha la memoria eidetica, che se la cerchi su wikipedia apprendi che è comunemente associata alla sindrome di Asperger e non è rara in soggetti affetti da ritardo mentale. Però nella serie sembra una figata.

Non potendo essere né l’una né l’altro, annuncio ufficialmente che non dormo da due mesi. Che se lo cerchi su wikipedia apprendi che può causare affaticamento muscolare, allucinazioni, affaticamento mentale e doppia visione. Una figata.
.

Pubblicato in championship vinyl, non lo so ma me l'immagino | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Pensavo fosse un brutto film invece era una bruttacopia vera.

Ieri sera sono incappata nell’uomo perfetto. No, il film. La SdCxCI (Sindrome da Completismo per Cose Inutili) m’ammazzerà. Benché appartenga a(tutte!!)lle categorie “commedia”, “romantica”, “italiana”, confesso che non l’avevo mai visto per intero. Stralci da YouTube all’occorrenza (e direte voi: all’occorrenza de che? rispondo: il mio concetto di “occorrenza” è definito come una fototessera scattata alla macchinetta in stazione centrale), ma ‘sta locandina verde acido con Scamarcio scontornato m’indisponeva. Ora, tralasciando il fatto che se digiti “L’uomo perfetto” su Google Immagini ti escono almeno 4 foto di Brad Pitt di varia dimensione, una decina di potenziali spot di profumi e un paio di Johnny Depp – e che tutte le foto ritraggono uomini completamente nudi, come se i motori di ricerca avessero metabolizzato la percezione femminile del gusto maschile per gli accostamenti cromatici -, qualche ora fa ho diligentemente messo in pratica le nozioni acquisite dal mezzo cinematografico.

Premessa: l’unica cosa che io e (il personaggio di) Gabriella Pession abbiamo in comune è l’ossessione per la gggente in luoghi pubblici. Oltretutto scoprire che su ‘sta fissa imbecille c’hanno fatto un film di 90 minuti mi ha fatto sentire molto un cliché. Oltretutto dovrò rimaneggiare i dialoghi del film della mia vita perché evidentemente Marco Ponti ha copiato da me mentre io tentavo di copiare da lui.

Situazione: esterno semigiorno, fermata tram. Lei, sfasciata sulla banchina del tram, ascolta la colonna sonora di Lost in Translation sull’ipod, al volume minimo indispensabile per origliare l’altrui conversazione e stroncare sul nascere l’altrui predisposizione alla conversazione con lei (ennò, non ti sento, et non, je ne comprends pas – è statisticamente provato che il francese è il deterrente perfetto al dialogo da mezzi pubblici). Lui, camicia a quadroni rossi e blu – una mia amica direbbe “da boscaiolo”, io direi “grunge”, ma solo se l’indossassi io -, capello fintospettinato che solo il tipo della pubblicità della Coca-Cola dopo l’esplosione , un paio di MANETTE a ‘mo di cintura (…).

Dialogo-> lui: ma passa? lei: more than thiiiiis you knoooow there’s noooothiiiing. lui: MA PASSA? lei: è passato 15 minuti fa. lui: e perché non l’hai preso? lei: more than thiiiiiisssss. lui: QUANDO PASSA? lei: sta scritto sopra la mia testa. lui: 2 minuti. lei: evidentemente passa tra 2 minuti. lui: mi piace un sacco questa canzone. lei: come si chiama? lui: (…) lui: sta arrivando il tram. lei: evidentemente. lui: perché ti siedi in fondo? lei: perché così osservo la gente. credo che i luoghi pubblici siano i posti dove la gente dà il meglio di sé. credo che i tram siano un ottimo punto di osservazione. come le sale d’attesa. le stazioni. e gli aeroporti. lui: Se ne va.

Inciso: Ragazze, la prossima volta che assoldate qualcuno nel vano tentativo di farmi aprire alle infinite possibilità della vita, che sia più preparato e senza manette, please.

Pubblicato in conversazioni da assente, le cose che abbiamo in comune | Contrassegnato , , | Lascia un commento